GIOVEDI' 1 DICEMBRE 2011 0RE 21.00

IO SONO LI

produzione ITALIA/FRANCIA
anno 2011
regia Andrea Segre
interpreti  Shun Li: Tao Zhao
Bepi il poeta: Rade Sherbedgia
Coppe: Marco Paolini
avvocato: Roberto Citran
Devis: Giuseppe Battiston
genere Drammatico
durata 96'

 

 
Shun Li lavora in un laboratorio tessile della periferia romana per ottenere i documenti e riuscire a far venire in Italia suo figlio di otto anni. All’improvviso viene trasferita a Chioggia, una piccola città-isola della laguna veneta per lavorare come barista in un’osteria. Bepi, pescatore di origini slave, soprannominato dagli amici “il Poeta”, da anni frequenta quella piccola osteria. Il loro incontro è una fuga poetica dalla solitudine, un dialogo silenzioso tra culture diverse, ma non più lontane. È un viaggio nel cuore profondo di una laguna, che sa essere madre e culla di identità mai immobili. Ma l’amicizia tra Shun Li e Bepi turba le due comunità, quella cinese e quella chioggiotta, che ostacolano questo nuovo viaggio, di cui forse hanno semplicemente ancora troppa paura.

 

Autore: Maurizio Porro - Testata: Il corriere della sera
Il più sensibile, originale, commovente film italiano di Venezia (...) il film di Andrea Segre, padovano, del '76, è un felice esordio con le ironiche voci soliste di Paolini, Citran, Battiston
Marzia Gandolfi

Marzia Gandolfi - mymovies

Shun Li confeziona quaranta camicie al giorno per pagare il debito e i documenti che le permetteranno di riabbracciare suo figlio. Impiegata presso un laboratorio tessile, viene trasferita dalla periferia di Roma a Chioggia, città lagunare sospesa tra Venezia e Ferrara. Barista dell'osteria ‘Paradiso', Shun Li impara l'italiano e gli italiani. Malinconica e piena di grazia trova amicizia e solidarietà in Bepi, un pescatore slavo da trent'anni a bagno nella Laguna. Poeta e gentiluomo, Bepi è profondamente commosso dalla sensibilità della donna di cui avverte lo struggimento per quel figlio e quella sua terra lontana. La loro intesa non sfugge agli sguardi limitati della provincia e delle rispettive comunità, mettendo bruscamente fine alla sentimentale corrispondenza. Separati loro malgrado, troveranno diversi destini ma parleranno per sempre la stessa lingua. Quella dell'amore.
Per quelli che ‘fanno il cinema a Roma' e per cui un veneziano vale un triestino, il Veneto è un set popolato da improbabili abitanti che si limita a fare da sfondo a storie italiane altrettanto improbabili. Serviva evidentemente un po' di sangue di quella terra per raccontarne la sorprendente bellezza e per far crescere un film preciso nell'ambientazione e credibile nelle emozioni lambite ‘ogni sei ore' dalla Laguna. Partendo da un luogo esistente, ‘provocato', smontato e ricomposto attraverso l'osservazione soggettiva di un'immigrata, Andrea Segre lo mostra nelle concrete trasformazioni stagionali e nelle più sottili conversioni sociali. Contro gli stranieri impersonali e posticci di Patierno e le sue ‘cose dell'altro mondo', il documentarista veneto ribadisce quelle di questo mondo e di questa Italia in rapporto dialettico, ostile o conciliato, con l'altro da sé. Un altro che è persona e mai personaggio.
Io sono Li è un'architettura delle posizioni relative tra le figure in campo, al cui centro si colloca la protagonista di Zhao Tao, centrata in ogni dove e concentrata su un proponimento che ha il volto di un bambino di otto anni. Come satelliti le gravitano intorno pescatori cauti e imprenditori (cinesi) rapaci che non la spostano da ‘Li', che è insieme identità, punto, momento e baricentro. Dopo i documentari (Magari le cose cambiano, Il sangue verde, La Mal'ombra, Come un uomo sulla terra) e congiuntamente alla ricerca sociale, Segre debutta nel cinema a soggetto, sposando sentimenti affettivi e sociali con una limpidezza di esposizione che non riesce sempre a scongiurare l'inciampo didascalico. Di fatto, pur romanzando con sensibilità la realtà, il film non è in grado di rimettere in gioco la finzione con la verità, incorrendo troppe volte in formule da dibattito. Meglio sarebbe stato lasciarsi cullare dalle perifrasi dei sentimenti, così magnificamente comprese nell'interpretazione implosa di Zhao Tao e in quella lirica di Rade Šerbedžija. Portatore sano della condizione umana di straniero lui, portatrice pudica lei del cinema poetico e reale di Zhangke, del cambiamento epocale della Cina e dell'incanto a cui rinuncia per cambiare anima


GIOVEDI' 15 DICEMBRE 2011 ORE 21.00

A DANGEROUS METHOD

produzione Gran Bretagna / Francia / Germania / Canada / Svizzera
anno 2011
regia David Cronenberg
interpreti  Sigmund Freud: Viggo Mortensen
Sabina Spielrein: Keira Knightley
Carl Jung: Michael Fassbender
Otto Gross: Vincent Cassel
Emma Jung: Sarah Gadon
Sandor Ferenczi: Arndt Schwering-Sohnrey
Segretaria di Jung: Mignon Remé
Infermiera alimentare: Mareike Carrière
Infermiera: Franziska Arndt
Nicolai Spielrein: Wladimir Matuchin
Poliziotto medico: André Dietz
genere Drammatico/Thriller
durata 99'

 

 

Il turbolento rapporto tra il giovane psichiatra Carl Gustav Jung, il suo mentore Sigmond Freud e Sabina Spielrein, la donna bella e tormentata che si frappone tra loro.Tratto da fatti realmente accaduti, una esplorazione della sensualità, dell'ambizione e dell'inganno.
 

 

 

Autore: Paolo D'Agostini - Testata: la Repubblica

Pur non realizzando un film all'altezza dei suoi due precedenti History of violence e La promessa dell'assassino - ambedue interpretati da Viggo Mortensen che torna anche qui - Cronenberg riesce in A dangerous method ad aggirare con classe quasi tutte le trappole del film biografico e in particolare sui grandi protagonisti e sui temi della psicoanalisi. Tutti spunti che, quando il cinema ne ha tratto ispirazione, hanno regolarmente provocato naufragi nel ridicolo.
Dunque con un certo sprezzo del pericolo, e sorprendendo nell'allontanarsi dal suo mondo di fantasia per scegliere invece un soggetto quasi didascalico, il regista canadese ha messo in scena il caso di Sabina Spielrein, che, da quando è stato reso celebre grazie al ritrovamento e alla pubblicazione delle sue carte, molto tempo dopo la morte avvenuta durante la seconda guerra mondiale, ha già dato materia a due film italiani (Cattiva di Lizzani e Prendimi l'anima di Faenza). E delle sue relazioni con il fondatore della teoria e della terapia psicoanalitica Sigmund Freud e con il suo allievo prediletto e poi principale antagonista Carl Gustav Jung. Nel film rispettivamente Viggo Mortensen e Michael Fassbender, mentre Sabina è Keira Knightley.
Non è la sede per misurare quanto disti la reale dimensione biografica e scientifica dall'adattamento che Cronenberg ne ha fatto alle esigenze narrative e alla propria sensibilità. Si può solo dire che la sua preferenza va a Jung. Il quale, non ancora trentenne all'inizio del racconto che prende grosso modo il decennio tra primi Novecento e vigilia della Grande Guerra, riceve nella sua clinica svizzera una giovanissima paziente, Sabina, ebrea russa di famiglia benestante. La cura alla luce della nuova terapia inventata da Freud a Vienna, portando alla superficie della consapevolezza l'intreccio, che è motivo di terribile sofferenza per la giovane, tra dolore e piacere, tra umiliazione delle punizioni ricevute da un padre violento e godimento sessuale che dalle stesse umiliazioni ella trae. Via via che la cura ottiene risultati Jung sospinge Sabina verso lo studio e la pratica psichiatrica, mentre di pari passo ne diventa l'amante, anche brutale e feroce, come la ragazza gli chiede di essere. La figura di Sabina e i comportamenti di Jung verso di lei - sofferti e contraddittori rispetto al suo comportamento pubblico improntato a morigeratezza e rigore - diventano il motivo scatenante delle divergenze e rivalità tra l'allievo e il maestro e mentore Freud. Anche passando per l'intervento di un'altra figura storica, quella di Otto Gross che - interpretato da Vincent Cassel - predica nel confronto con Jung le virtù della poligamia e l'innaturalità della monogamia o in altre parole la liberazione degli istinti contro il reprimere e reprimersi che non sono sinonimo di civiltà ma di malattia, sullo sfondo c'è il contrasto (cui non è estranea la distanza tra l'ebreo austriaco e il protestante svizzero) tra la ferma convinzione scientifica di Freud a proposito dei limiti invalicabili della terapia e della professione psicoanalitiche, e la ricerca di Jung anche oltre e al di là di quei limiti.
Soluzioni o battute da ricordare. Quando Jung e Freud intraprendono, assieme all'altro allievo del fondatore Ferenczi il loro viaggio negli Stati Uniti del 1909, Freud si chiede se al di là dell'Oceano si rendano conto che stanno portando loro il contagio della peste. E, sul finale, il sogno di Jung sul sangue versato dall'Europa che, siamo nel '14, prefigura la catastrofe della Prima guerra mondiale. Soluzioni, o scorciatoie, un po' hollywoodiane. Ma servite con stile.

Autore: Mariarosa Mancuso - Testata: Il Foglio
(...) David Cronenberg la fa assai lunga. (...) Ce n'è abbastanza per superare un esame universitario (...). Da David Cronenberg ci aspettavamo qualcosa di meno compassato

Autore: Alberto Crespi - Testata: l'Unità
(...) Belle immagini, ottimi attori, cura formale perfino esagerata e curiosamente "fredda", per uno come Cronenberg che ci ha abituati a immergere la pellicola nelle viscere e nel sangue. (...) La Knightley è inguardabile, e inficia tutto il potenziale fascino del personaggio di Sabina Spielrein. (...)

Autore: Maurizio Porro - Testata: Il corriere della sera
(...) Certo la psicanalisi ha rivoltato il cinema, cui è coeva, e il film di Cronenberg ne tiene il dovuto conto, protetto da una rassicurante patina di ovvietà scientifica che acuisce lo strano ménage a tre in parte già raccontato da Faenza in Prendimi l’anima.(...) Cronenberg non si accontenta dei fatti ma getta sulla cronaca psicanalitica il germe d’una passione vitale e misteriosa, come una nemesi storica verso chi ha creduto di aver schedato tutte le nostre patologie, mentre ne manca sempre una.

Autore: Piera Detassis - Testata: Panorama
(...) L'isterica esemplare Keira Knightley è un mostro digrignante che allunga e deforma il muso come un licantropo e non mi piace affatto, benché sospetti che sia interamente cronenberghiano l'accostamento tra la psicosi e Alien.(...)

Autore: Alessandra Levantesi Kezich - Testata: La Stampa
(...) Michael Fassbender (Jung) e Viggo Mortensen (Freud) sono perfetti, buona la partecipazione di Vincent Cassel, Keira Knightley è attrice che non riesce a convincerci.

 

Giovedì: ingresso con tessera o biglietto 5,50 Euro

 Domenica: ingresso con biglietto 4,50 Euro

Altri giorni: ingresso con biglietto 5,50 Euro (prime visioni € 6.00)

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